lunedì 16 gennaio 2017

Jerusalem

Ho comprato Jerusalem di Yotam Ottolenghi credo tre anni fa e, ovviamente, appena arrivato, l'ho sfogliato (credevo!) attentamente, ma, non so perché, mi era parso di non riuscire a trovare nessuna ricetta che mi invogliasse particolarmente o che non contenesse qualche ingrediente di difficile reperimento. 
C'è voluto l'entusiasmo ripetutamente manifestato dalla mie amiche blogger nei confronti di questo chef per indurmi a dargli una seconda opportunità. E, in effetti, una rilettura di quel libro mi ha fatto riconsiderare il giudizio poco favorevole che ne avevo dato in prima istanza. A quel punto, fremevo dalla voglia di provare uno di quei piatti e la scelta è caduta sulle conchiglie con piselli, yogurt, feta e pinoli, sia perché avevo visto questa pasta qui, caldamente consigliata dalla mia amica Federica, sia perché poteva piacere al mio unico e difficoltoso commensale, sia perché avevo tutti gli ingredienti in casa. Oddio, proprio tutti-tutti no: mi mancava il basilico. Lo so, lo so, il basilico, col suo aroma intenso, non è mai un ingrediente marginale, che si possa omettere senza che la ricetta ne risenta, ma, col freddo di questi giorni, anche le mie piante di basilico, che pure, fino a Natale, ancora producevano coraggiosamente, si sono arrese e, col freddo che fa (appunto), non mi andava di uscire apposta per comprarlo. Altra variazione, d'impatto sicuramente minore, è stata impiegare, anziché le conchiglie, un formato di pasta, chiamato "Vesuvi", che, con le sue sinuosità, è perfetto per raccogliere i condimenti. Ancora, anziché mettere la crema di yogurt e piselli in una ciotola, per poi aggiungervi gradatamente la pasta, ho preferito saltare la pasta in padella e poi aggiungervi la crema, in modo che il condimento freddo non abbassasse troppo la temperatura della pasta (l'ho già detto che fa freddo?...). Ah! Ho diminuito un po' l'olio, che mi sembrava davvero tanto e non mi sembra che il risultato finale ne abbia risentito.
Ad ogni modo, anche senza il basilico, è venuta fuori una pasta diversa, che ci è piaciuta tantissimo: la freschezza dei piselli crudi, unita alla leggera acidità dello yogurt, alla sapidità della feta e alla croccantezza dei pinoli tostati formano una combinazione di sapori e consistenze davvero perfetta.
Last but not least, si prepara molto velocemente e questo rappresenta sempre un plus per una ricetta.
Insomma, credo proprio che la mia love story con Ottolenghi sia solo all'inizio.

Pasta con piselli, yogurt, feta e pinoli

Yogurt greco                          250 g
Olio evo                                 40 ml
Aglio                                      1 spicchio
Piselli                                     250 g
Pasta corta                             250 g
Pinoli                                     30 g
Peperoncino
Basilico                                  20 foglie
Feta                                       120 g
Sale
Pepe bianco

Mettere lo yogurt, 15 ml di olio, l'aglio e la metà dei piselli nel bicchiere del minipimer e frullare il tutto. Cuocere la pasta  in abbondante acqua bollente salata, insieme al resto dei piselli. Nel frattempo, mettere in una larga padella il resto dell'olio, i pinoli ed il peperoncino e far tostare i semi, fino a che appaiono dorati. Scolare la pasta insieme ai piselli e farla saltare in padella, aggiungendo, poco alla volta, la crema di yogurt. Sbriciolarci sopra la feta, pepare e servire.






lunedì 9 gennaio 2017

Una torta speciale per un'occasione speciale

Avevo sempre pensato che le riunioni con i vecchi compagni di classe avessero poco senso: cosa si può avere ancora da dirsi dopo oltre 40 anni, in cui si son perse le tracce le une delle altre? Inoltre, c'è il timore di vedere quanto siamo cambiati, vedere riflesso negli altri quanto si è invecchiati. E, poi, diciamocelo, con quante di quelle compagne di classe, all'epoca, avevamo legato? Insomma, quando, prima di Natale, sono andata a questo incontro, ero piena di timori e temevo la delusione. E, invece, sorpresa! sono stata bene. In più, oltre alle vecchie amiche, c'era anche un nostro ex professore, una persona davvero speciale, che ha rappresentato una pietra miliare nella mia formazione e che mi ha fatto un immenso piacere rivedere.
Per l'occasione, ho scelto di preparare un dolce, una torta complessa, che raccontasse quanto la cucina è diventata, in tutti questi anni, un pezzo importante della mia vita, qualcosa che rappresenta tanto di me.
Ho preso spunto da questa torta dell'inarrivabile Pinella, con qualche modifica.

Torta Gianduia

Per la dacquoise alle nocciole

Albumi                              90 g
Zucchero Zefiro                120 g
Farina di nocciole             70 g       

Montare gli albumi a neve soda; aggiungere lo zucchero in tre volte. Con una spatola, incorporare delicatamente la farina di nocciole, con movimenti dall'altro verso il basso. Stendere il composto sulla leccarda rivestita di carta forno, livellandolo, con una spatola a gomito, allo spessore di circa mezzo centimetro. Infornare a 170 gradi per una decina di minuti . Appena tolta dal forno, servendosi di un anello di acciaio di 22 cm, ritagliare un disco di dacquoise.

Per la torta Tenerella

Cioccolato fondente                  200 g
Burro morbido                          100 g
Uova medie                               4
Zucchero Zefiro                        100 g
Farina 00                                   60 g

Tritare il cioccolato e scioglierlo al microonde, oppure a bagnomaria; aggiungere il burro morbido e a pezzetti, mescolando per amalgamare. 
Nel frattempo, mettere gli albumi nella planetaria e montarli a neve; aggiungere lo zucchero, un po' alla volta, fino ad ottenere una meringa lucida. Aggiungere al cioccolato fuso e ormai intiepidito i tuorli, uno alla volta, non aggiungendo il successivo, se il precedente non si sarà amalgamato. Setacciare la farina ed aggiungerla al composto di cioccolato. Usare un paio di cucchiaiate di meringa per rendere più fluido il composto, mentre il resto della meringa andrà incorporato delicatamente.
Stendere sulla leccarda rivestita di carta forno, ad uno spessore di 1 cm. Infornare a 170 gradi per 10 minuti. Una volta cotto, levare dal forno e coppare un disco di 22 cm.

Cremoso al gianduia

Per la crema inglese

Panna fresca                                   150 g
Latte intero                                     150 g
Tuorli                                              60 g
Zucchero                                         30 g
Gelatina in fogli                              3 g

Versare in un pentolino la panna ed il latte; aggiungere lo zucchero. Immergere un colino a maglie fitte nei liquidi e stemperarci i tuorli. Cuocere a fuoco lento, mescolando continuamente con una frusta, fino a che la crema arriva a 82 gradi. Aggiungere la gelatina ammollata e strizzata. Passare la crema al setaccio.

Per il cremoso

Crema inglese                               300 g
Cioccolato gianduia al latte          300 g

Tritare il cioccolato e scioglierlo al microonde. Versarlo in tre volte nella crema inglese alla temperature di 50-60 gradi, mescolando dal centro ala periferia, per creare un'emulsione omogenea. Sigillare il fondo di un anello di acciaio da 22 cm con pellicola e rivestirne le pareti con una striscia di acetato.Versarci dentro il cremoso e congelare.

Namelaka al caramello

Preparare la namelaka come descritto quiSigillare il fondo di un anello di acciaio da 22 cm con pellicola e rivestirne le pareti con una striscia di acetato.Versarci dentro la namelaka e congelare.

Glassa al gianduia

Acqua                                         75 g
Zucchero                                    150 g
Sciroppo di glucosio                  150 g
Latte condensato                        100 g
Gelatina in fogli                         12,5 g
Cioccolato gianduia al latte        150 g

Mettere l'acqua ed il glucosio in una casseruola e portare a 103 gradi. Versare sul latte condensato e mescolare. Aggiungere la gelatina ammollata in acqua fredda e ben strizzata. Aggiungere il cioccolato sciolto a 45 gradi ed emulsionare col minipimer, cercando di evitare la formazione di bolle d'aria. Coprire con pellicola a contatto e mettere in frigo per una notte.

Montaggio del dolce

Poggiare un disco di acciaio di 20 cm sopra una gratella e adagiarvi il disco di dacquoise. Posizionarci sopra il disco di cremoso, poi il disco di tenerella e, infine, il disco di namelaka. Scaldare dolcemente la glassa, filtrarla 3-4 attraverso un colino a maglie fitte per eliminare le bolle d'aria e, quando è arrivata alla temperatura di 29-31 gradi, versarla sulla torta, partendo dai bordi verso il centro. Eliminare con una spatola le "code" che gocciolano dal bordo inferiore e trasferire la torta sul piatto di servizio. Attaccare intorno al bordo delle placchette di cioccolato e decorare con una striscia di nocciole tritate.



          



giovedì 8 dicembre 2016

Sherry Trifle Wally Ladd


Ammetto di aver appreso dell’esistenza di Marco Pierre White solo quando l’ho visto nella pubblicità del dado da brodo e questo non mi aveva ben disposta nei suoi confronti. Poi, mi è capitato di vederlo in Masterchef Australia e la mia opinione su di lui è cambiata. Apparentemente burbero, in realtà non insulta mai i concorrenti e cerca solo di spronarli a tirar fuori il meglio da se stessi. E, per tutti, ha sempre una parola di incoraggiamento e di apprezzamento. Insomma, un vero Maestro, capace non solo di insegnare, ma anche di spronare, motivare e creare una squadra.
Tutto questo non deve far dimenticare che ci troviamo di fronte ad un grandissimo chef, tre stelle Michelin a soli 33 anni, per dire.  Un uomo che è stato tra gli artefici della rifondazione della cucina britannica , oltre che mentore di tutta una nuova generazione di cuochi inglesi, da Gordon Ramsey ad Heston Blumenthal.
Insomma, ero curiosa di provare una sua ricetta e ne ho scelta una facile, ma buonissima:  il suo Sherry Trifle Wally Ladd, un omaggio di Marco a Wally Ladd, chef nel ristorante dell’ Hotel Connaught. Nella ricetta originale, Marco consiglia di usare un preparato in polvere per la crema pasticcera (vabbè, perdoniamolo…) io, invece l’ho fatta nella maniera tradizionale.

Sherry Trifle Wally Ladd (x 2 coppe)

Marmellata di ciliegie                      4 cucchiai
Sherry                                                  50 ml
Savoiardi                                              4

Per la crema pasticcera

Latte                                                      100 ml
Tuorlo                                                    1
Amido di riso                                       10 g
Amido di mais                                     10 g
Zucchero                                               35 g
Vaniglia                                                 ½ bacca

Per decorare

Panna fresca                                          120 g
Zucchero a velo                                     12 g
Mandorle a lamelle                              1 cucchiaino
Granella di pistacchi                            1 cucchiaino

Versare il latte e lo zucchero in un pentolino; immergervi un colino a maglie fitte e, attraverso di esso, stemperare il tuorlo e gli amidi nel latte. Aggiungere i semini della mezza bacca di vaniglia e cuocere a fuoco dolce, girando costantemente, fino a che la crema si addensa. Coprire con pellicola a contatto.

In un altro pentolino, mettere la marmellata e metà dello sherry e far sobbollire per pochi minuti.

Montare la panna ben soda con lo zucchero a velo.

Assemblaggio del dolce

Tagliare i savoiardi a metà e bagnarli velocemente nello sherry rimasto, avendo cura di non inzupparli troppo.

Stratificare  le diverse preparazioni in due coppe trasparenti in questo ordine:

–         Marmellata

–         Savoiardi

–         Marmellata

–         Savoiardi

–         Marmellata

–         Crema pasticcera

–         Panna montata

Spolverizzare ciascuna coppa con la granella di pistacchi e con le lamelle di mandorle tostate.


lunedì 5 dicembre 2016

I Susamielli

Un mese senza pubblicare, un mese di brutte notizie, preoccupazioni, rabbia alternata a depressione. 
C'è voluto il contest di Alexandra di Dolcemente Inventando per farmi uscire dal letargo. Un contest che ha come tema il miele ed il suo utilizzo in ricette sia dolci che salate. 
Visto il periodo, il mio pensiero è andato subito a dei dolcetti che, a Napoli, vengono tradizionalmente preparati per Natale: i susamielli.
Si tratta di dolci che affondano nelle radici greche di questa città, quando, alla dea Demetra, venivano offerte delle ciambelline al miele, cosparse di semi sesamo, chiamati, appunto, "sesamon" . Il nome odierno deriverebbe  dalla fusione delle parole sesamun e mel, cioè sesamo e miele.
Vengono anche chiamati susamielli della Sapienza, o semplicemente sapienze, perché erano rinomati quelli preparati dalle monache del convento di Santa Maria della Sapienza. La cosa non è insolita: i conventi erano spesso dei laboratori di pasticceria e tante preparazioni hanno preso il nome dai conventi che le sfornavano, basti pensare alle santarose (sfogliatelle ricce con crema e amarene)  o alla frutta alla martorana, in Sicilia.
Ai nostri occhi, viziati come siamo da dolci traboccanti di cioccolato, creme e glasse a specchio, possono apparire "poveri", ma, in passato erano comunque considerati un lusso (basti pensare all'impiego delle spezie!), tant'è che, in alcuni periodi, ne fu proibita la preparazione, la farina dovendo essere destinata esclusivamente alla produzione del pane.
Insomma, mi pareva che un dolce che, già nel nome, racchiude la parola miele, fosse perfetto per questo contest.
La ricetta che seguo da sempre è quella riportata ne "La Cucina Napoletana" di Jeanne Carola Francesconi. Questa volta, però, ho apportato una piccola modifica: la ricetta originale prevede l'uso di mandorle intere con la buccia, ma io, in dispensa, avevo "solo" mandorle intere, farina di mandorle e mandorle in granella, per cui ho usato queste ultime. Inoltre, ho ridotto un po' il quantitativo di zucchero ed incrementato il miele, per avere dei dolci più morbidi.

Susamielli della Sapienza (x 20 pezzi)

Miele                                                240 g
Farina 00                                          200 g
Mandorle                                          100 g
Zucchero                                          40 g
Scorza d'arancia candita                  60 g
Chiodi di garofano in polvere           1/2 cucchiaino
Pepe nero                                          1 pizzico     

Versare nella ciotola della planetaria la farina, le mandorle, lo zucchero, i canditi a cubetti e le spezie. (l'impasto può esser fatto anche a mano, ma, con un'impastatrice, si riduce il rischio di scottarsi). In un pentolino, far bollire il miele per due minuti ed versarlo sugli altri ingredienti. Impastare fino a che tutto si sarà ben amalgamato. 
A questo punto, la pezzatura prevede due forme canoniche: ovali schiacciati, oppure delle S. Nel primo caso, si preleva una piccola quantità d'impasto, si forma una pallina, la si schiaccia tra le mani inumidite e le si dà una forma ovale; nel secondo si rotola l'impasto sul piano di lavoro infarinato, formando dei salamini, da cui si taglieranno dei pezzi che andranno piegati, a formare una S.
Disporre i susamielli sulla leccarda del forno, rivestita di carta forno, inumidirli leggermente ed infornarli a 180 gradi per 15 minuti. Attendere che si siano raffreddati, prima di staccarli dalla leccarda. Conservare in una scatola di latta. Sono migliori se consumati dopo qualche giorno.
Con questa ricetta partecipo al contest NATALizia: Il menu delle feste con Mielizia del blog Dolcemente Inventando







giovedì 3 novembre 2016

vade DIETRO... LA LASAGNA! IL NUOVO LIBRO DELL'MTCHALLENGE!



Attenzione! Battaglione! E' asciut pazz 'o padrone! 
E, soprattutto, oggi esce il quinto libro della collana dell' MTC!! Un libro, manco a dirlo, bellissimo, curatissimo e pieno di ricette partorite dalla fervida fantasia di quel gruppo folle e geniale e che è la Community dell' MTC. 
Il titolo è: "Dietro la lasagna", casa editrice Gribaudo, a cura di tre delle persone più creative che io abbia mai incontrato: Alessandra Gennaro per i testi (e non solo, visto che lei è l'ideatrice e l'anima dell' MTC!), Mai Esteve per la grafica e Paolo Picciotto per le foto.
Con soli 14,90, vi portate a casa 160 pagine di consigli, suggerimenti e ricette una più bella dell'altra!  Andiamo incontro al Natale e questo libro è una fonte di spunti incredibili per i pranzi e le cene delle Feste. Ed è un'utilissima idea regalo!
Come se non bastasse, così come è stato per le altre volte, il ricavato andrà a sostenere le attività di Piazza dei Mestieri, un'associazione che si occupa della formazione di giovani con problematiche di varia natura.
Insomma, mille motivi per non perdersi questa chicca. Basta un salto in libreria o un click su Amazon.

lunedì 10 ottobre 2016

Sardinia on my mind

 

L'MTC n. 59  è stato meritatamente vinto dalle gnoccozze di Mai e lei ha premiato noi scegliendo, come bellissimo tema per la sfida successiva, le tapas. A dire il vero, tapas, in senso stretto, è un termine che si riferisce ad un solo tipo di preparazione, come è esaustivamente spiegato nel post di lancio della sfida. A noi è stato richiesto di preparare una tapa, un pincho ed un montadito, tutti legati da un' ispirazione comune.
Contrariamente a quanto mi è successo per gli ultimi MTC, stavolta non ho fatto in tempo a leggere quali fossero le ricette da preparare, che già avevo in mente cosa fare. Quella mattina ero così presa a immaginare come realizzare quello che avevo pensato, come presentarlo, dove cercare le uova di quaglia ecc. che sono arrivata in palestra ed ho realizzato che avevo dimenticato di portarmi le scarpe e mi è toccato tornare a casa a prenderle... Cose che succedono con l'MTC!
Decidere il fil rouge che avrebbe legato le tre preparazioni è stato facile: le vacanze sono finite relativamente da poco, ma la "mia" Sardegna già mi manca e, allora, perché non ispirarmi alla cucina e ai prodotti di quell'isola meravigliosa?
E, quindi, come tapa, una assaggio di pane frattau, come montadito delle ciotoline di pane carasau con un'insalatina di sedano e bottarga e, come pinchos, spiedini di maiale in olio cottura agli aromi della macchia mediterranea (l'inconfondibile profumo della Sardegna!), accompagnati da un cubetto di percoca piastrata. La percoca non è molto sarda, ma mi è parso che rappresentasse bene la nostra tavola in vacanza, sulla quale una cucina saldamente napoletana si apre agli influssi sardi.
Poiché due delle mie preparazioni richiedevano l'impiego del pane carasau, ho deciso di farmelo da sola, seguendo la ricetta delle Simili.
Ecco, il mio premio, in questo MTC, è stato imparare a fare il pane carasau e sperimentare la cottura confit nella slow cooker, cosa che mi frullava per il capo da tempo.

Pane carasau

Semola di grano duro                        300 g
Acqua                                                180 g
Lievito di birra                                  1 g
Sale                                                   1 cucchiaino 

Sciogliere il lievito nell'acqua e versarla sulla farina. Cominciare ad impastare e, dopo un po', aggiungere il sale. Continuare a lavorare, fino a che  l'impasto apparirà liscio. Formare delle palline, coprirle a campana e lasciarle lievitare per un paio d'ore.
Trascorso questo tempo, sovrapporre le palline a due a due e stenderle in un disco molto sottile. Riscaldare il forno a 200 gradi con la pietra refrattaria dentro. Trasferire il disco d'impasto su una paletta infarinata e farlo scivolare sulla refrattaria. Il disco si gonfierà in questo modo.





Dopo 15 secondi, levare il "palloncino" dal forno e, facendo attenzione a non scottarsi col vapore bollente che ne verrà fuori, tagliarlo a metà. Si otterranno due dischi, chiamati "lentu". Con un coppapasta di 8 cm di diametro, ritagliare da una parte dei lentu  dei dischi. Gli altri lentu andranno infornati nuovamente, questa volta a 170 gradi, fino a che diverranno croccanti.

Pane frattau

Passata di pomodoro
Brodo di carne
Pane carasau
Olio evo
Cipolla
Pecorino sardo grattugiato
Uova di quaglia
Sale

Preparare un sugo facendo soffriggere la cipolla nell'olio, aggiungendovi, poi, la passata. Salare.
Scaldare il brodo (dovrebbe essere brodo di pecora, ma, a parte la difficoltà nel reperire la materia prima, non è che il brodo di pecora mi faccia impazzire) e immergervi brevemente le sfoglie di pane carasau, giusto il tempo necessario ad ammorbidirle, senza che si ammollino troppo. Mettere in una ciotolina una sfoglia così ammorbidita, metterci sopra un po' sugo e del pecorino grattugiato. Fare altri due strati e, sull' ultimo, adagiare un uovo di quaglia in camicia.
Non ho indicato le dosi, perché dipende da quante tapas si vogliano preparare ed io ne ho fatta solo una.

Pinchos agli aromi della macchia

Spalla di maiale
Olio evo
Percoca
Rosmarino
Bacche di ginepro
Sale

La sera prima, tagliare la carne a cubetti e rosolarli brevemente da tutti i lati in una padella arroventata, in modo da sigillarli. Metterli in un barattolo, insieme ad abbondanti aghi di rosmarino e a qualche bacca di ginepro (ci avrei visto bene anche del mirto, ma, non avendo a disposizione quello del nostro giardino, non mi è parso il caso di andarlo a prendere al Parco Virgiliano, dove ho visto rigogliosi cespugli di questa pianta, ma sui quali chissà cosa può esserci finito). Coprire con l'olio e mettere il barattolo nella slow cooker riempita d'acqua, a temperatura 1, che, nella mia sc, corrisponde a circa 70-80 gradi. Lasciar cuocere tutta la notte. Il giorno dopo, sgocciolare molto bene dall'olio i cubetti di carne (che, a questo punto, saranno morbidi come burro), salarli ed infilzarli su uno stuzzicadenti, insieme ad un cubetto di percoca piastrato.

Montaditos sardi

Dischi di lentu
Sedano
Bottarga di muggine
Olio evo
Limone

Sovrapporre due dischi di lentu e sagomarli a coppetta sopra uno stampino a semisfera da 5 cm; coprire con un altro stampino, in modo che tengano la forma.


Infornare a 170 gradi per 7-8 minuti.
Tagliare a julienne la parte bianca del sedano. Con la mandolina, tagliare sottili lamelle di bottarga e ridurre anch'esse a julienne. Condire sedano e bottarga con olio e limone (niente sale, perché la bottarga è già sapida di suo). Distribuire l'insalatina nelle ciotoline di pane carasau. Decorare con una fogliolina di sedano.




lunedì 12 settembre 2016

Gnocchi orientali

Uh, che bello! è ricominciato l'MTC! Dopo i due mesi di pausa estiva, eravamo tutti in crisi di astinenza. 
E si riprende alla grandissima, con un piatto che sa di casa, d'intimità, di tradizione: gli gnocchi! Credo davvero che tutta la Community sia stata grata ad Annarita, il nostro terzo giudice, che tanto m'ispirò, ai tempi della sfida sui baci, per aver scelto un piatto così caro a tutti e che si presta ad essere interpretato in mille modi. 
Fin troppi... Si, perché, quando ho cominciato a meditare su cosa fare, ho rischiato di fare la fine dell'asino di Buridano, da tanto che ero indecisa tra le varie possibilità. Poi, è successo, nei giorni scorsi, che la preoccupazione per una cara amica mi abbia tenuta con la "testa rivolta ad Est", per cui, quando, ieri, finalmente, son cominciate ad arrivare buone nuove, mi è venuto naturale  preparare degli gnocchi d'ispirazione asiatica. Ho colto l'occasione per sperimentare la cottura delle patate al microonde, che non avevo mai provato e che è risultata perfetta per avere delle patate cotte, ma asciutte.

Gnocchi orientali (x 3-4)

Patate vecchie                                    800 g
Farina W 170                                      240 g

Scegliere delle patate di dimensioni simili, lavarle e bucherellarle torno torno con una forchetta. Avvolgere ognuna in un foglio di carta da cucina bagnato, metterle in un piatto e cuocerle, per 6 minuti, a 1000 W di potenza. Trascorso questo tempo, girarle e cuocerle per altri 6 minuti, sempre a 1000 W. Lasciarle nel forno spento per 5 minuti. Spellarle e schiacciarle con lo schiacciapatate direttamente sulla spianatoia. Appena le patate schiacciate si sono raffreddate quel tanto che basta da poterle maneggiare, ma prima che si freddino del tutto, aggiungere la farina in tre volte, impastando velocemente. Potrà volerci più o meno farina, a seconda del tipo di patata; io mi son trovata benissimo con le proporzioni indicate da Annarita.
Formare dei cilindri d'impasto, tagliarli a tocchetti e cavarli sopra ad una forchetta, in modo da rigarli (ovviamente, posseggo l'apposita tavoletta di legno rigato per cavare gli gnocchi, ma non c'è stato verso di trovarla tra i millemila ammennicoli della mia cucina e, poiché ero di premura, ho ripiegato sulla forchetta).

Per il condimento

Gamberetti sgusciati                            200 g
Yogurt                                                  200 g
Panna fresca                                        50 g
Burro chiarificato                                 30g
Cipolla media                                      1/4
Arachidi sgusciate                               1 cucchiaio
Semi di mostarda neri                         1 cucchiaino 
Thai curry                                            q.b.
Radice di zenzero fresco                    1 pezzetto
Lamelle di cocco disidratato               1 cucchiaio             
Sale
Rosolare a fuoco dolce nel burro chiarificato la cipolla tagliata sottile, aggiungere i semi di mostarda e, appena iniziano a scoppiettare, aggiungere il curry (la quantità dipende dalle preferenze), lo yogurt (ho usato dello yogurt greco magro, ma, dovessi rifarli, credo che opterei per uno yogurt normale, che è più fluido), la panna e lo zenzero grattugiato. Appena la salsa inizia a restringersi un po', aggiungere i gamberetti, le lamelle di cocco e cuocere per un paio di minuti. 
Intanto, si sarà messa a bollire una pentola di acqua salata; al bollore, tuffarvi gli gnocchi e, man mano che risalgono a galla, scolarli con una ramina e passarli nel tegame col condimento, facendoli brevemente saltare .
Mai come questa volta mi rammarico della mia scarsa perizia fotografica, perché questa  immagine non rende per nulla giustizia alla bontà del piatto. Il fatto è che, quando fotografo un piatto col timore che si raffreddi, specie se ho anche un'ospite, la foto ne risente.